Il legame di una madre con il figlio, oltre quello che si può spiegare.

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Il legame di una madre con il figlio, oltre quello che si può spiegare.


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Era l' 11 gennaio 2019. Paola entrò nella mia agenzia investigativa in quella grigia mattina, con tutto il carico della sua angoscia. Il suo racconto, come un fiume in piena, espresse chiaramente i fatti. La lasciai parlare senza interromperla e registrai le sue parole per poterle "studiare" e decidere quale strategia di investigazione adottare : ecco cosa mi disse.

- Il mio ex marito ed io ci siamo amati ma poi qualcosa si è rotto oppure è cambiato, non so, sono grata per questo amore, senza il quale mio figlio non esisterebbe.
Ho accettato la separazione consensuale per dignità, l’affido condiviso in nome di quell’amore ormai passato, ma ora non posso più transigere. Voglio l’affidamento esclusivo di mio figlio, voglio poter decidere da sola della sua vita.
E’ un bambino sano e tranquillo, ma quando torna a casa dopo aver trascorso del tempo con suo padre è irrequieto e visibilmente deluso.
Mi sono rivolta agli assistenti sociali, mi hanno assegnato una tutela legale con gratuito patrocinio, per carità sono bravi e competenti, ma vogliono risolvere tutto solo applicando le norme e, quanto alle indagini difensive, dicono che ci vuole tempo, ma sta passando troppo tempo. Ho parlato col giudice solo una volta, mi hanno detto che procederanno ad accertare la situazione, ma finora risultati non ne ho visti e mio figlio continua a passare una parte del suo tempo con un uomo distratto e assente: alcune volte si dimentica addirittura di venirlo a prendere e lei non può immaginare la delusione che leggo negli occhi del bambino.
Non voglio allontanarlo da suo padre, ma voglio assolutamente essere io a decidere quando suo padre potrà vederlo, non posso più permettere che rimanga in balìa dei capricci di quest’uomo.
So che lei è un investigatore privato molto apprezzato, sono convinta che i mezzi che utilizza siano quelli più idonei a risolvere il mio problema. -

Le ultime parole di Paola gratificarono il mio ego ma, soprattutto, la sua storia mi aveva profondamente colpito.
Sono un investigatore privato che svolge il suo lavoro ormai da anni, un professionista abituato a non farsi coinvolgere emotivamente, ma non potevo fare a meno di immaginare quel bambino che tornava da sua madre con il cuore pesante di chi ha appena vissuto una grave disillusione.
Dovevo intervenire, investigare e trovare le prove che questo padre non meritava più la fiducia che gli consentisse di decidere come la vita di suo figlio dovesse svolgersi.

Mi misi subito all’opera.
L’indomani era venerdì e Paola mi aveva detto che, essendo l’ultimo fine settimana del mese, il padre sarebbe andato a prendere suo figlio a scuola e l’avrebbe tenuto con sé per il week end.
Mi recai con la mia auto davanti alla scuola all’orario di uscita e cercai, con in mano la foto che mi aveva dato sua madre, di individuare Lorenzo fra i bambini che uscivano alla fine delle lezioni.
Poi, lo vidi.
Rapidamente, i bambini se ne andarono tutti, chi col pulmino, chi con i genitori, ma Lorenzo rimase lì, da solo, ad aspettare per 15 minuti che sembrarono interminabili anche a me.

Alla fine arrivò l’auto del padre: seduta accanto al guidatore, la sua nuova compagna abbassò il finestrino e fece segno al bambino di salire dietro.
Nessun gesto di affetto, solo lo svolgimento di un’incombenza, questo pensai.
Li seguii al centro commerciale dove si recarono; seduti al McDonald comprarono hamburger e patatine al bambino per farlo pranzare, mentre loro due continuavano a parlare, seduti accanto a lui ma visibilmente distanti da lui emotivamente, fino a quando salirono in macchina per andare via velocemente; era successo qualcosa: li pedinai e dopo alcuni minuti notai l’auto accostare bruscamente in superstrada. Io gli passai di fianco, molto lentamente, vedendo per quei secondi infiniti una scena alla quale non avrei voluto assistere.

Indagai ancora, giorno e notte per tutto il weekend, e l’ investigazione non fece altro che confermare quello che avevo visto ed ogni mio sospetto. Avevo fotografato tutto. Il materiale di questa indagine non solo sarebbe bastato per provare quello che Paola mi aveva raccontato, ma aveva svelato dell’altro; alla fine, la domenica pomeriggio, nel mio ultimo pedinamento, Lorenzo fu "scaricato" davanti casa della madre, usandogli l’unico riguardo (da parte della donna di suo padre) di suonare il citofono e aspettare che si aprisse il portone.

La documentazione fotografica che avevo raccolto non faceva che confermare le preoccupazioni che lei aveva espresso e le sarebbe stata utile per provare le sue ragioni in Tribunale.
La mattina che Paola tornò negli uffici della mia agenzia investigativa c’era il sole e mi piacque pensare fosse un presagio positivo.
La sua vita con Lorenzo avrebbe potuto, da quel momento, prendere una piega diversa, grazie al mio lavoro ed a quello del mio Team.



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