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Il tradimento, il dolore e la rinascita di Pamela.

Quel giorno era cominciato come tutti gli altri, ordinario ed usuale, mentre il binario preciso e apparentemente infallibile sul quale scorreva la mia vita, sembrava inviolabile, senza sorprese, senza colpi di scena. Invece quella mattina è bastata una piccola scossa, un guizzo, un urto, a far sussultare e poi precipitare, un’unione durata 15 anni.
Nel ripensarci la dinamica che diede impulso alla scossa fu piuttosto banale: una telefonata anonima che, con voce contraffatta, mi avvertiva glacialmente del tradimento di mio marito.
Dopo aver chiuso la comunicazione, ricordo di aver trascorso un tempo indefinito, sospeso, a guardare gli oggetti della mia casa, quasi per voler cercare una rassicurazione sul fatto che in realtà nulla era accaduto e che nulla era cambiato. Mi ricordo che quasi a voler ignorare il turbamento, mi misi a riordinare proprio l’armadio di Andrea, le sue camicie, i golf, i pigiami: tutto doveva essere perfetto: stupidamente pensavo di far fronte alla tempesta che si stava avvicinando mantenendo la calma e chiudendo gli occhi.
Ma invece da quel preciso momento, dallo squillo di quel maledetto telefono, era cambiato tutto, perché i morsi del sospetto cominciavano a farsi largo divorando la mia mente. Da lì in poi una serie di collegamenti mentali cominciarono a farmi pensare ad ambigui episodi trascorsi, a circostanze equivoche che mi avrebbero dovuto far sospettare che qualcosa non andava, ma forse inconsciamente mi mancava proprio il coraggio di affrontare un simile tsunami.
Si, perché di questo si tratta, la verità può sconvolgere la nostra vita come un violentissimo uragano e per questo a volte facciamo finta di ignorarla, ma dopo un certo tempo, e per me si è trattato di circa due mesi di finzioni e paura, ho deciso di compiere il passo decisivo: volevo scoprire con certezza l’infedeltà coniugale di mio marito e per questo motivo mi sono rivolta ad un’agenzia investigativa.
Non è stato semplice, poiché volevo rimanere aggrappata con tutte le mie forze all’idea che quella telefonata e tutte le mie considerazioni successive, fossero frutto di cattiveria, invidia e conseguenti suggestioni malefiche e nello stesso tempo, temevo di fare un patetico buco nell’acqua qualora l’investigatore non fosse riuscito a scoprire nulla.
Non volevo riconoscere che la persona che era stata a fianco a me in tutti questi anni, non era in realtà quella che conoscevo e che addirittura nascondesse il peggior crimine del cuore e cioè l’infedeltà coniugale, incomparabile assassina di sentimenti, per me assolutamente impossibile da superare.
Una volta trovato il coraggio di affrontare la verità, messa duramente nero su bianco da foto e documenti provenienti dall’indagine, comprovanti senza ombra di dubbio che Andrea aveva una relazione parallela da più di un anno, nel tempo, grazie anche all’aiuto di amici e familiari, sono riuscita a ritrovare un’insperata serenità che mi ha resa forte e sicura.
Quella luce puntata con chiarezza spietata su quella che era stata la mia esistenza fino a quel momento, aveva fatto saltare fuori quel verme nascosto, che altrimenti mi avrebbe fatto portare avanti, probabilmente per tutta la vita, una relazione malata e triste, dove quel tarlo spietato pian piano si sarebbe mangiato ogni traccia di felicità.
Il lavoro dell’investigatore, svolto con professionalità ma anche molta sensibilità, mi ha aiutata a guardare in faccia la realtà e di conseguenza anche a reagire, poiché le prove portate dall’investigazione mi hanno aiutata a tirare fuori la giusta dose di rabbia e determinazione.
Guardando indietro, cercando di fare un bilancio riguardo tutta questa vicenda dolorosa, posso dire con estrema lucidità che affrontare la verità, pur se amara, mi ha evitato che la lunga serie di bugie ed inganni si prolungassero nel tempo, ingigantendo sempre di più e mi ha aiutata a riprendere in mano il filo della mia vita per ripartire da capo.

La storia di Laura: una giovane mamma che supera paura e minacce sul posto di lavoro.

Fa pensare la storia che in tempi recentissimi ha fatto molto parlare l’Italia: Laura, una mamma abruzzese che faticava ad arrivare a fine mese, è riuscita a documentare i comportamenti scorretti del proprio capoufficio grazie all’aiuto dell’Agenzia Investigativa.

Per il caso in questione, la raccolta di prove come conversazioni, messaggi ed e-mail compromettenti non bastavano a smascherare il capoufficio di Laura il quale manometteva le buste paga della giovane mamma per intascarsi una parte del suo stipendio.

Laura aveva già provato a denunciare l’accaduto rivolgendosi anche al suo avvocato, ma l’uomo le aveva intimato di lasciar perdere, pena il licenziamento in tronco il quale avrebbe messo in seria difficoltà la donna da poco uscita da una separazione molto burrascosa che si sarebbe trovata sulla strada ed avrebbe perso la custodia del figlio.

La sua situazione difficile e le poche possibilità di successo prospettate dall’ufficio legale avevano lasciato Laura nella disperazione, ma è stato proprio lì che ha trovato la forza di reagire per dare mandato all’ Agenzia di avviare un’indagine ed investigare sul suo caso.

Per riuscire a smuovere la vicenda e a portare a buon fine lo svolgimento della denuncia, l’investigatore privato ha giocato un vero e proprio asso nella manica durante il processo in tribunale, dove l’ascolto di un audio dai toni inequivocabilmente minacciosi del capoufficio di Laura confermava la totale colpevolezza dell’uomo, influenzando quindi la decisione finale, tra lo stupore di chi sosteneva che tale prova non fosse utilizzabile in giudizio.

L’Agenzia di Investigazioni MAGNUM offre un aiuto concreto ed immediato , analizzando ogni singolo caso e ponendo la massima attenzione sulle criticità e su come trovare le prove vincenti che possono fare la differenza, per le quali risulta necessario padroneggiare tecniche e capacità che, solo chi ha svolto per anni indagini investigative di alto profilo, conosce e sa utilizzare.

Oggi Laura è una mamma in carriera che vede finalmente riconosciuto il suo valore sul posto di lavoro dove, grazie alla sua bravura, è stata promossa, ironicamente, al ruolo di capoufficio.

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Quando i soldi rischiano di rovinare i rapporti.

Dodici anni fa, sono entrato in società con Tommaso, un mio caro amico, aprendo una palestra di fitness, nella quale lui faceva il personal trainer insieme ad altri due collaboratori, mentre io mi occupavo della parte contabile.

Tutto bene, nei limiti della crisi degli ultimi tempi, in seguito alla quale, fortunatamente, non abbiamo avuto perdite significative… fino a qualche mese fa, quando i conti dell’azienda iniziavano a non tornare più: sin da subito mi ero accorto della sparizione di contanti.

In poche settimane è risultato un ammanco di diecimila euro, ma non era certo un errore di conteggio, perché avevo verificato più volte in tutti i modi possibili. Avevo il sospetto che fosse stato il mio socio, con il quale avevo un bellissimo rapporto da tempi immemori.

Ero deciso ad affrontarlo e sono stato sul punto di sbattergli in faccia quello che pensavo al riguardo, ma… se non fosse corrisposto al vero? Vedevo che non stava passando un buon periodo: aveva l’aria stanca e sembrava sempre preoccupato… Lui non ne parlava mai ed io non volevo infierire.

Tuttavia, non potevo rovinare un’amicizia per questioni economiche e, deciso a scoprire la verità, ho contattato un investigatore privato. Grazie alle sue capacità di indagine, non è stato difficile confermare quanto sospettavo: era proprio Tommaso, la persona della quale mi ero fidato ciecamente, ad aver sottratto i soldi dalla cassa, giorno per giorno!

Fingendosi un nuovo cliente, l’investigatore ha registrato le sue manovre e l’ha seguito anche dopo il lavoro. Dopo qualche sera ho fatto un’altra amara scoperta: il denaro stava finendo nelle mani di uno strozzino, a causa di alcuni debiti di gioco che Tommaso aveva cumulato.
Non avrei immaginato che sarebbe arrivato a tanto, ma neanche quanto fosse profonda la sua sofferenza… Così, ad investigazione conclusa, ho deciso di parlargli apertamente: dopo qualche resistenza, ha dovuto ammettere quanto era accaduto. Le prove raccolte erano schiaccianti e si è arreso all’evidenza.

Contattare un’agenzia investigativa è stato cruciale per risolvere la situazione: ho aiutato il mio amico a sanare il suo debito e l’ho indirizzato verso uno psicoterapeuta, per aiutarlo a guarire dalla ludopatia. L’ho perdonato e, tra qualche tempo, tornerà al lavoro perché non mi va di lasciarlo in balia del mondo. Fidarmi? Chissà: dicono che il tempo guarisca tutte le ferite…

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Il legame di una madre con il figlio, oltre quello che si può spiegare.

Era l’ 11 gennaio 2019. Paola entrò nella mia agenzia investigativa in quella grigia mattina, con tutto il carico della sua angoscia. Il suo racconto, come un fiume in piena, espresse chiaramente i fatti. La lasciai parlare senza interromperla e registrai le sue parole per poterle “studiare” e decidere quale strategia di investigazione adottare : ecco cosa mi disse.

– Il mio ex marito ed io ci siamo amati ma poi qualcosa si è rotto oppure è cambiato, non so, sono grata per questo amore, senza il quale mio figlio non esisterebbe.
Ho accettato la separazione consensuale per dignità, l’affido condiviso in nome di quell’amore ormai passato, ma ora non posso più transigere. Voglio l’affidamento esclusivo di mio figlio, voglio poter decidere da sola della sua vita.
E’ un bambino sano e tranquillo, ma quando torna a casa dopo aver trascorso del tempo con suo padre è irrequieto e visibilmente deluso.
Mi sono rivolta agli assistenti sociali, mi hanno assegnato una tutela legale con gratuito patrocinio, per carità sono bravi e competenti, ma vogliono risolvere tutto solo applicando le norme e, quanto alle indagini difensive, dicono che ci vuole tempo, ma sta passando troppo tempo. Ho parlato col giudice solo una volta, mi hanno detto che procederanno ad accertare la situazione, ma finora risultati non ne ho visti e mio figlio continua a passare una parte del suo tempo con un uomo distratto e assente: alcune volte si dimentica addirittura di venirlo a prendere e lei non può immaginare la delusione che leggo negli occhi del bambino.
Non voglio allontanarlo da suo padre, ma voglio assolutamente essere io a decidere quando suo padre potrà vederlo, non posso più permettere che rimanga in balìa dei capricci di quest’uomo.
So che lei è un investigatore privato molto apprezzato, sono convinta che i mezzi che utilizza siano quelli più idonei a risolvere il mio problema. –

Le ultime parole di Paola gratificarono il mio ego ma, soprattutto, la sua storia mi aveva profondamente colpito.
Sono un investigatore privato che svolge il suo lavoro ormai da anni, un professionista abituato a non farsi coinvolgere emotivamente, ma non potevo fare a meno di immaginare quel bambino che tornava da sua madre con il cuore pesante di chi ha appena vissuto una grave disillusione.
Dovevo intervenire, investigare e trovare le prove che questo padre non meritava più la fiducia che gli consentisse di decidere come la vita di suo figlio dovesse svolgersi.

Mi misi subito all’opera.
L’indomani era venerdì e Paola mi aveva detto che, essendo l’ultimo fine settimana del mese, il padre sarebbe andato a prendere suo figlio a scuola e l’avrebbe tenuto con sé per il week end.
Mi recai con la mia auto davanti alla scuola all’orario di uscita e cercai, con in mano la foto che mi aveva dato sua madre, di individuare Lorenzo fra i bambini che uscivano alla fine delle lezioni.
Poi, lo vidi.
Rapidamente, i bambini se ne andarono tutti, chi col pulmino, chi con i genitori, ma Lorenzo rimase lì, da solo, ad aspettare per 15 minuti che sembrarono interminabili anche a me.

Alla fine arrivò l’auto del padre: seduta accanto al guidatore, la sua nuova compagna abbassò il finestrino e fece segno al bambino di salire dietro.
Nessun gesto di affetto, solo lo svolgimento di un’incombenza, questo pensai.
Li seguii al centro commerciale dove si recarono; seduti al McDonald comprarono hamburger e patatine al bambino per farlo pranzare, mentre loro due continuavano a parlare, seduti accanto a lui ma visibilmente distanti da lui emotivamente, fino a quando salirono in macchina per andare via velocemente; era successo qualcosa: li pedinai e dopo alcuni minuti notai l’auto accostare bruscamente in superstrada. Io gli passai di fianco, molto lentamente, vedendo per quei secondi infiniti una scena alla quale non avrei voluto assistere.

Indagai ancora, giorno e notte per tutto il weekend, e l’ investigazione non fece altro che confermare quello che avevo visto ed ogni mio sospetto. Avevo fotografato tutto. Il materiale di questa indagine non solo sarebbe bastato per provare quello che Paola mi aveva raccontato, ma aveva svelato dell’altro; alla fine, la domenica pomeriggio, nel mio ultimo pedinamento, Lorenzo fu “scaricato” davanti casa della madre, usandogli l’unico riguardo (da parte della donna di suo padre) di suonare il citofono e aspettare che si aprisse il portone.

La documentazione fotografica che avevo raccolto non faceva che confermare le preoccupazioni che lei aveva espresso e le sarebbe stata utile per provare le sue ragioni in Tribunale.
La mattina che Paola tornò negli uffici della mia agenzia investigativa c’era il sole e mi piacque pensare fosse un presagio positivo.
La sua vita con Lorenzo avrebbe potuto, da quel momento, prendere una piega diversa, grazie al mio lavoro ed a quello del Team Magnum.

Lo Sportello Investigativo Amico, in aiuto a tutte le mamme in difficoltà, è aperto h24
Contatta il numero wzp +39 375 62 567 58

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